Un titolo Unesco non si nega a nessuno!

E’ difficile essere d’accordo con uno strambatalo come Donald Trump: ma l’Unesco davvero è una roba di una bizzarria incredibile.

Il 7 dicembre il Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale si è riunito a Jeju in Corea e ha iscritto 33 nuovi elementi nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Tra questi non la pizza, ma l’arte del pizzaiolo napoletano.

Arte celebrata tutti i giorni a cui, con un minimo di lucidità,  questa iscrizione nulla aggiunge. E forse qualcosa toglie.

Basta guardare la lista delle 33 onorificenze assegnate dall’Unesco: con tutto il rispetto che si può avere per tutte le culture del pianeta,  quella dell’Unesco è la più plastica applicazione di un manuale Cencelli.

Nella listona dei 33 beneficiati ci sono mestieri, festi, canzoni, balli. Tutto bello, ma non ci capisce qual è il comune denominatore.

La pizza è patrimonio del mondo nel momento in cui – come racconta Marino Niola nel video della candidatura – ha sfamato un popolo. E’ da quando è il cibo più grossolanamente imitato nel pianeta. Come nessuno degli altri componenti di quella listona lo è nemmeno lontanamente.

Si capisce dalla composizione del comitato (Afghanistan, Algeria, Armenia, Austria, Bulgaria, Colombia, Congo, Costa d’Avorio, Cuba, Cipro, Etiopia, Guatemala, Ungheria, India, Libano, Mauritius, Mongolia, Palestina, Filippine, Corea del Sud, Santa Lucia, Senegal, Turchia e Zambia) l’idea “geopolitica” dei beni immateriali dell’Unesco.

Amen

 

 

Lascia un commento