Covid-19, abbiamo scollinato? Qualche numero visto con una lente diversa

La lettura quotidiana dei dati sulla diffusione del contagio del Covid-19 mostra il fianco a più di un problema. Anzitutto fotografano il momento in cui gli ospedali li trasmettono alle Asl, le Asl alle Regioni e le Regioni alla Protezione civile (che li rende noti ogni giorno alle 18). Quei numeri dovrebbero rappresentare la situazione negli ospedali hanno intorno alle 10 del mattino.

In particolare il problema riguarda i tamponi: si sa quando vengono raccolti i risultati, non quando i tamponi vengono fatti. Quindi, non sappiamo quando è stato fatto il tampone, ma solo quando viene comunicato il risultato!

Una raccolta differente avrebbe comportato un’organizzazione completamente diversa e omogenea su tutto il territorio nazionale. Ma non ci si può attardare in una polemica sull’organizzazione che peraltro deve far fronte a un’emergenza mai vista e manco serve in questo scritto.

Serve però allontanare la lente di ingrandimento dal giorno per allargare lo sguardo e rivolgerlo a un arco di tempo più ampio dove quei fenomeni se non possono essere corretti, possono almeno essere diluiti.

Ha senso guardare i numeri ma non ha senso guardarli giornalmente.

Ha detto il 26 marzo 2020 in un’intervista al Mattino a Lucilla Vazza il professor Walter Ricciardi dell’Executive Board dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ho, quindi, aggregato i dati di pazienti positivi e pazienti morti dal database del Dipartimento della Protezione Civile in settimane: sono sei dal 24 febbraio al 5 aprile

Il grafico mostra l’ascesa fino alla settimana che si è conclusa il 29 marzo e poi la notizia positiva: nella settimana dal 30 marzo al 5 aprile il numero dei morti è stato inferiore a quello della settimana precedente e il numero dei contagiati è stato inferiore non solo di quasi settemila unità rispetto alla settimana precedente, ma di quasi tremila rispetto alla settimana 16/22 marzo.

Sono sempre numeri enormi (5.108 morti e 31.259 positivi), ma almeno indicano che la via intrapresa sembra buona e vale la pena continuare a percorrerla.

Foto Alessandro Pone

 

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