I fatti, le chiacchiere e gli strani interessi al tempo del Covid-19

I fatti, le chiacchiere e gli strani interessi al tempo del Covid-19

I fatti, le chiacchiere e gli strani interessi al tempo del Covid-19

  • Posted by Gianni Molinari
  • On 6 Agosto 2020
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Durante io lockdown, più o meno a fine marzo, spuntò su un paio di quotidiani il racconto di un report di non meglio specificati “servizi” spedito a Palazzo Chigi nel quale si parlava di disordini sociali imminenti e ci citava – come esempio – un fatto avvenuto a Napoli.

Il primo quotidiano scrisse che a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, un uomo aveva scippato la borsa della spesa a una anziana. Due giorni dopo, con maggiore risalto, Repubblica scrisse che a Napoli si segnalavano più episodi.

Alle fonti “tradizionali” non risultava nessun episodio riconducibile alle caratteristiche sopra descritte.

Negli stessi giorni si registrò “l’assalto al Lidl di Palermo” e il video su Facebook di una donna di Bari che davanti a una banca urlava la sua rabbia e faceva prefigurare drammi.

Per diversi giorni i media hanno parlato di tensione sociale: a un certo punto si associò pure il ministro del Mezzogiorno.

Il governo subito mise una toppa e lanciò i bonus per la spesa per le persone meno abbienti e successivamente il reddito di emergenza.

Poi è cominciato il fiume della disgrazia: le previsioni sul Pil, i vaticini sulla produzione industriale, quelli sui consumi.

Ora è chiaro che aver fermato per due mesi (e passa) gran parte della produzione, chiuso i negozi, aver bloccato i trasporti (non quelli delle merci), avere in buona sostanza bloccato un Paese per evitare di raccogliere i morti con i carretti nelle strade ha un costo enorme.

Altrettanto è chiaro che un pezzo di economia non si fa ripartire come se ci fosse un interruttore. Soprattutto se si riparte in un clima che è di incertezza sanitaria (perché non è la stessa cosa di prima produrre con le distanze e le produzioni antiCovid).

Eppure ancora una volta (e sempre) i vaticini non sono i fatti.

E per analizzare i fatti bisogna spettare che si compiano e si compiano in modo congruo si da avere un minimo di tendenza.

Lo so è brutto nel mondo dei click, veloce incalzante. Ma il mondo, quello reale che consente di mettere il piatto a tavola, funziona così.

E allora. Per esempio che fine ha fatto la storia degli assalti ai supermercati? Ce ne sono stati altri?

Intanto su quello al Lidl di Palermo indaga la Dda perché il sospetto è che dietro ci fosse la manina della mafia.

La signora di Bari? Si hanno notizie? Ha compiuto gesti estremi?

La busta o – con la moltiplicazione di Repubblica – le buste della spesa scippate nei Quartieri Spagnoli di Napoli (che poi immagino nei Quartieri un uomo che scippa la busta a una anziana residente…. ) dove sono finite?

Vediamo ora i fatti.

L’Istat nella nota mensile di luglio scrive (tra l’altro)

Nel secondo trimestre, il Pil italiano ha registrato una caduta di entità eccezionale, condizionato negativamente dalla chiusura delle attività ad aprile.

Gli indici della produzione industriale a maggio e giugno hanno segnalato una ripresa dell’attività e, a luglio, è proseguito il miglioramento della fiducia delle imprese.

Gli scambi con l’estero dell’Italia evidenziano a maggio una ripresa sia delle esportazioni sia, in misura più contenuta, delle importazioni.

A giugno, l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio è tornato sopra quota cento (101,8) spinto dalla ripresa degli acquisti non alimentari (+24,4% la variazione in valore rispetto al mese precedente).

Il livello dell’indice è di circa un punto inferiore a quello registrato a gennaio 2020.

Nelle note di associazioni di categoria, nelle dichiarazioni di politici di tutti gli schieramenti (non cito i media che sono pecore che si uniscono al gregge), nelle analisi degli esperti o presunti tali c’è solo un tono: il nero.

Per la verità ci sono voci che spiegano come le cose siano più complesse, che ci sono segnali positivi che andrebbero coltivati con misure selettive di accompagnamento da parte dei poteri pubblici, che alcuni interventi invece stanno producendo effetti negativi.

Siccome però sono argomenti complicati – perché così funziona l’economia reale – non si possono trasformare in slogan buoni da urlare in tv e sparare sui social.

Segnalo, infine, il mezzo flop del reddito di emergenza: su due milioni di bacino stimato dalla ministra del Welfare, Catalfo, alla fine di luglio è stato chiesto da 209mila famiglie per un totale di mezzo milione di persone.

 

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