Il mercato di Pulcinella

All’inizio sono stati i mutui in Ecu, poi ci sono state le obbligazioni argentine e ora le obbligazioni subordinate di Banca Etruria.

La storia è sempre la stessa: fin quando c’è l’affare è un fatto privato, appena l’affare sfuma la questione diventa sociale ed è necessario l‘intervento politico.

Cioè alle perdite deve provvedere la collettività.

A questo si arriva con le scuse più inverosimili. Nel caso della Banca Etruria (Banca Marche, CariChieti e Cassa di Risparmio di Ferrara) si argomenta sostenendo che i bond sono stati acquistati non perché avevano in tasso di interesse di molto superiore a quello medio di mercato, cioè perché era un affare, ma perché essendo una banca di prossimità la fiducia tra il territorio e la banca era tale che bastava la parola e l’invito fatto dai bancari.

Nessuna cautela, nessun dubbio. Ma del resto a poco si pensa quando si ingrassa il portafoglio.

Sarà pure vero. Ma Banca Etruria proprio non poteva evitare ai suoi clienti di informarli che la situazione era prossima al disastro. Tant’è che – come rileva il Sole 24 Ore – che nel dicembre del 2013 in occasione del lancio di una delle ultime emissioni (totale esposizione 1,3 miliardi) scriveva sul foglio informativo in modo piuttosto evidente che la banca aveva crediti “malati” per il 31% del totale, cioè il doppio della media del sistema bancario italiano.

Un avviso che avrebbe indotto chiunque avesse avuto un minimo di buonsenso di girare al largo. E, invece, no.

Ma domenica si riunisce il Parlamento. Ordine del giorno: salvare i risparmiatori.

Così come per i mutui in Ecu e per le obbligazioni argentine.

Guadagno privato, perdite pubbliche. E su questo si ricostruisce puntualmente l’unità nazionale.

Del resto in qualche modo si deve pure essere arrivati al 132,6% di debito pubblico, quasi il doppio dell’odiata Germania.

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