La pandemia delle statistiche à la carte

Ci sono due giganti della divulgazione matematica e statistica. Il primo è John Allen Paulos, professore di matematica alla Temple University, il secondo è Darrell Huff, scrittore. Sono i più grandi divulgatori del mondo dei numeri.

Entrambi si sono cimentati – con un certo successo, direi – con la “snumeratezza”, cioè l’ignoranza dei concetti fondamentali della matematica e della statistica.

Huff, che non era né un matematico, nè uno statistico, ha scritto nel 1954 il libro di statistica che, stando alla vulgata è quello più venduto nel settore di tutti i tempi: “How to Lie with Statistics” (Mentire con le statistiche, 2005): racconta, diciamo, la superficialità nell’uso delle statistiche nei media.

Paulos è un prodigio:  “Innumeracy” (Gli snumerati, Leonardo, 1990) è stato per 18 settimane in testa alla classifiche del New York Times e “A Mathematician Reads the Newspaper” (Un matematico legge i giornali. Difendersi con la logica dai trucchi dell’informazione”) è stato giudicato dalla Random House Modern Library uno dei miglio libri del ‘900.

Entrambi aiutano a capire che molto spesso i numeri vengono manovrati maldestramente e che spesso le interpretazioni sono quanto meno ardite.

Il Covid-19 tra gli indesiderati effetti ha quello del combinato disposto della “snumeratezza” con la potenza di calcolo di cui disponiamo.

Pullulano previsioni, mappe, somme, divisioni e …… molte astrazioni.

C’è un tale desiderio di capire quando riavremo una vita normale (se sarà normale) che qualsiasi stregone che ci indica una data in cui cesserà questo incubo che prendiamo per buono ogni vaticinio.

La platea dei vaticinatori è vasta: ci sono, nella fascia dei sapienti, professori universitari che hanno riconvertito i loro saperi alla bisogna, manager in crisi da riunione con pratica dei fogli elettronici che applicano la proiezioni dei budget sul contagio, ingegneri in crisi asmatica da calcolo e poi la fascia del bar che è variopinta ma non meno ricca. Ci sono pure i truffatori, naturalmente (sull’argomento mi sono prodotto qualche tempo fa….)

Naturalmente ci sono le statistiche della Coldiretti, associazione che era nata per rappresentare i contadini democristiani, quelle della Cgia di Mestre (che, per la cronaca, è la Confartigianato di Mestre), al Cna, la Confesercenti.

C’è grande confusione, numeri inutili, esposizioni destinate a platee ristrette offerte urbi e orbi. Quasi una sorta di orgasmo collettivo sulle statistiche.

La statistica non è vaticinio, ha regole, necessità di cospicui background (quello che si fa studiando tanto prima e dopo l’università……), di esperienza sul campo (che serve sempre a schivare le trappole….) e anche appropriatezza.

Ci sono numeri che si possono leggere giorno per giorno (la portata di un fiume) e numeri che hanno senso se visti con una periodicità diversa (perché si formano in modo diverso).

Per spiegare la statistica anche alle persone che non la conoscono è nata l’infografica, meglio la “data visualization”, cioè la visualizzazione a scopo divulgativo e di comprensione dei dati.

Che non significa fare le tabelline o mettere le mappe, ma sistematizzare e offrire dati in modo semplice e comprensibile.

E’ sul comprensibile che il Covid-19 ha fatto il maggior numero di vittime.

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